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dom 11 marzo - Confessa i peccati del tuo padrone! Marzo 4, 2007

Posted by pacio in lavoro?.
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Nuovi strumenti di autodifesa per precari e precarie

h 21.00 - presentazione dell’Intelligence Precaria
h 23.00 - musica, proiezioni, cospirazioni

Siamo la generazione precaria. Non abbiamo ferie, contributi, malattia, certezze. Siamo ricattabili.
Ci serve un servizio di intelligence. Scopriremo i punti deboli delle aziende. Colpiremo dove fa più male.

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L’Intelligence Precaria è bastarda, è subdola complicità, è cospirazione e azione. È schivare i ricatti, il punto in meno, il permesso che salta, il contrattino che non si rinnova.
È la macchinetta del caffè, il pranzo in una mensa triste o un bar affollato, la terza ora di straordinario, l’attesa fuori dall’ufficio del personale, la pioggia che blocca i trattori, la riunioncina, il brain storming, poco fuori dall’ufficio a fumare la prima sigaretta della giornata, è lo sguardo complice di chi ti ha detto “ci sto, smerdiamoli”, sono documenti riservati, rivisti, corretti e modificati, sono voci, articoli di giornale, servizi televisivi, sguardi fugaci, sorrisi col senno di poi, rapidi, incontrollati, incontrollabili. È raccolta di informazioni, è un’intesa che si fa cospirazione precaria.
L’immagine per l’azienda è tutto. Per te? È il simbolo della tua precarietà.

 

Da Il libro dei peccati delle aziende, capitolo I, “Essi sanno”

Pare che il manager sia corso a vomitare nel bagno, uscendo senza dire niente, ma visibilmente scosso, nel bel mezzo di una riunione strategica del gruppo.

Tutti a guardarlo correre, scappare via e poi tornare bianco come un cencio, rivoltato non solo nello stomaco. L’amministratore delegato, pallido ma italico nell’orgoglio del suo capitale investito e dei suoi simboli imposti, lo ha avvicinato e con fare paterno gli ha chiesto, «qual e’ il problema?». D’altronde, pensa, non ne abbiamo mai avuti.
Il manager lo guarda: deve tutto a lui, anzi a lei, a lui, a esso: il brand della loro societa’. Il manager si guarda intorno un po’ spaventato, come a cercare qualcuno che potrebbe registrare le sue parole, e tira fuori dalla sua agenda un foglio di carta. Il loro logo, prossimo all’evoluzione, che appare diverso, modificato, contrario nel suo obiettivo originario, su un ritaglio di giornale.
«Essi sanno», ansima il manager.

L’amministratore delegato si siede, pausa teatrale.
«Da oggi abbiamo un problema», sussurra. Il manager annuisce e incredulo scribacchia, «Toglietemi tutto, ma non il mio brand.»

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